mercoledì 1 marzo 2017

Cinema argentino : Pino Solanas



Fernando Ezequiel Solanas, detto “Pino”, nasce a Buenos Aires, in Argentina, il 16 febbraio 1936; sin da giovane si appassiona al mondo dello spettacolo, studiando teatro, musica e legge.

Negli anni 1962 e 1963, dopo aver terminato gli studi, produce i suoi primi documentari “Seguir andando” e “Reflexión ciudadana”, in cui traspare da subito il suo stile e la caratteristica che poi diverrà una sorta di marchio di fabbrica di tutti i suoi lavori, la politica, per lui vero e proprio impegno.

Nel 1966 incontra il regista Octavio Getino con cui, tre anni dopo, formerà il gruppo “Cine-Liberation”, fondato su un cinema militante, con immagini crude e per nulla commerciali.

Due anni dopo, in maniera del tutto clandestina, proprio dalla collaborazione tra i due nasce il film opera, “La hora de los hornos” (L’ora dei forni), film documentario, dedicato a Che Guevara, alle violenze e all’ondata rivoluzionaria che verso la fine degli anni 60’ ha colpito l’America Latina.

Qui sua completezza e competenza viene esaltata anche dalle musiche che Solanas cura personalmente; il film non solo ha mietuto successi nei principali paesi in cui è stato proiettato, ma è divenuto ben presto il punto di riferimento del cinema politico argentino e sudamericano.


Sempre con Getino scrisse il manifesto “Verso un Terzo Cinema”; secondo Solanas, esisteva un primo cinema identificabile in Hollywood, e un secondo fondato sul cinema d’autore europeo. Il terzo doveva coinvolgere lo spettatore, rendendolo un guerriero che, schierandosi a fianco del regista e degli attori, si sarebbe reso partecipe a favore degli oppressi.

Nel 1975 uscì il film “Los hijos de fierro” (I figli del ferro), attivo sostenitore di Peron, scampò quasi per miracolo a un tentativo di assassinio e a un rapimento; nel 1976, dopo il colpo di stato, fu costretto a esiliare inizialmente in Spagna, indi, definitivamente, a Parigi dove girò il documentario “La miranda de los otros” (Lo sguardo degli altri).

Nel 1983, in seguito alla caduta della dittatura e alla conseguente imposizione della democrazia, fece ritorno in patria dove, due anni dopo produsse “El exilio de Gradel” (Tangos- l’esilio di Gardel), un film musicale in cui grazie anche al tango, rende omaggio alla sua terra.

Sulla falsa riga di quest’ultimo, soprattutto nell’ottica del tango, con toni drammatici escono: Sur (1988), El Viaje (1992) e La Nube (1998). In questo periodo lo portano alla ribalta non solo i film ma, soprattutto, le polemiche e le critiche nei confronti del Presidente Carlos Menem; le sue parole hanno una conseguenza imprevista, viene gambizzato con sei colpi di pistola dal servizio di sicurezza di Stato e in seguito subisce un’accusa di diffamazione dallo stesso Presidente.

Nel 1992 decide di entrare attivamente in politica, l’anno successivo diventa deputato con il partito Frente Pais Solidario; dal 2003 si dedica a film documentari in cui illustra la drammatica situazione dell’Argentina al momento della grave crisi che la ha colpita: “Memoria del saqueo” (Memoria del saccheggio), “La dignidad de los nadies” del 2005 (La dignità degli ultimi) e “Argentina Latente” del 2007.